Ci sono storie…

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Ci sono storie, luoghi, persone, abitudini destinate all’oblio se una memoria non solida o la voglia di fissare su carta o su qualunque altro supporto non si prendono cura di ricordare e raccontare, di condividere.

Segreti che resterebbero confinati tra i mattoni di un piccolo pozzo sotterraneo, che spunta fiero da un biondo campo di grano appena raccolto.

Chiedo a Cesare, il contadino che abita poco distante da me, la storia di quel pozzo e lui felice mi accompagna fino all’ingresso. Con orgoglio dice che risale almeno al 1700 e che quando prese la terra ebbe l’accortezza di ripararne il tetto, una ristrutturazione grossolana per salvare dal crollo quell’antro ottagonale.

All’apparenza è una piccola stanza dove all’interno trovavano spazio alcuni giacigli, sul pavimento c’era una carrucola dove attaccato a delle corde pendeva un secchio e proprio là sotto scorreva e scorre ancora oggi una falda acquifera, ora meno profonda di un tempo come conseguenza di lavori di urbanizzazione condotti poco distante.

Se mi affaccio dalla grata riesco a vederla e persino fotografarla.

Cesare mi ha raccontato che luoghi del genere venivano costruiti affinché le donne che “curavano il panno” (ovvero sbiancavano i tessuti grossolani di un tempo alternando lavaggi e asciugature al sole per diversi giorni) avessero un posto dove riposare evitando che i panni venissero rubati.

Ho voluto condividere con voi questa storia perché a volte dietro lo sguardo distratto su un panorama agreste può nascondersi una storia di romantica bellezza…

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